CONVEGNO 11 Febbraio 2020 GAIA ANIMALI E AMBIENTE ROMA > «DAINI DEL CIRCEO – NO ALL’ABBATTIMENTO. Il PARCO APRE ALLA DISPONIBILITÀ DI ACCOGLIENZA PROPOSTO DA COMUNI ED ENTI CHE ABBIANO REQUISITI INDICATI DALL’ISPRA. »

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Immagine – Locandina CONVEGNO GAIA ANIMALI E AMBIENTE / Daini del Circeo – 11 Febbraio 2020, Roma, Palazzo del Seminario [Rif. Gaia Animali & Ambiente OdV – http://www.gaiaitalia.it]

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«DAINI DEL CIRCEO – NO ALL’ABBATTIMENTO. Il PARCO APRE ALLA DISPONIBILITÀ DI ACCOGLIENZA PROPOSTO DA COMUNI ED ENTI CHE ABBIANO REQUISITI INDICATI DALL’ISPRA. »

12 Febbraio 2020 – «Sembra avviarsi verso una conclusione positiva la vicenda che ha visto i daini del Parco Nazionale del Circeo al centro di una imponente campagna mediatica in loro difesa, scatenata dal possibile abbattimento a tutela del delicato ecosistema del Parco. Nel convegno svoltosi ieri (11 Febbraio 2020 – n.d.a.) a Roma a Palazzo del Seminario organizzato da Gaia Animali e Ambiente Roma che ha visto un costruttivo confronto tra il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Circeo Gen. Antonio Ricciardi, Piero Vigorelli ex sindaco di Ponza, il Prof. Franco Tassi biologo, Edgar Meyer presidente di Gaia Animali e Ambiente e Susanna Mazzeschi presidente Arcamica, si sono discusse tutte le possibili alternative a tutela dei daini.

L’intervento iniziale dell’On. Carla Ruocco, appena passata dalla Presidenza della Commissione Finanze della Camera alla Presidenza della Commissione d’inchiesta sulle Banche, ha ribadito anche per la politica l’importanza della tutela dell’ambiente e degli animali e l’impegno di tutti alla difesa dell’ecosistema dei Parchi Nazionali italiani adottando quegli strumenti che ne possano conservare la vita e augurando ai presenti di trovare subito soluzioni alternative che evitino l’abbattimento dei daini.

Sono arrivate decine e decine di richieste all’Ente Parco da parte di altri Enti, Comuni ma anche privati per ottenere l’affido ha dichiarato il Presidente Ricciardi. L’ISPRA ha dato parere favorevole a questa soluzione a condizione del rispetto di determinati requisisti richiesti”.

Trovare soluzioni condivise per il sovrappopolamento dei daini con associazioni e cittadini è il nostro scopo primario, ha proseguito Ricciardi- utilizzando le linee guida come strumenti per il rispetto delle norme tecnico-giuridiche a cui fa riferimento l’Ente Parco. Pertanto non si arriverà all’attuazione di quella parte finale del piano che prevedeva come ultima soluzione l’abbattimento di 350 daini ogni anno”.

Piero Vigorelli, che come sindaco di Ponza fu l’unico membro del direttivo nel 2017 ad opporsi al piano che prevedeva una soluzione cruenta, ha accolto e ritenuto ottimi i contributi emersi dal convegno, auspicando una sinergia futura che possa prevenire le problematiche dell’ecosistema del territorio. È arrivata anche la precisazione del Prof. Franco Tassi che ha spiegato come i daini non siano una specie aliena del territorio italiano, come spesso impropriamente affermato, essendo scientificamente provata la loro presenza sin dal paleolitico e che gli animali debbano essere invece un richiamo ed una attrattiva per il Parco che ha sicuramente sofferto della mancanza naturale di predatori, in particolare il lupo, animale vitale per il contenimento naturale degli erbivori.

Partendo da una risoluzione non cruenta di questa problematica ha concluso il Prof. Tassi il Parco Nazionale del Circeo, potrebbe divenire il primo ed il miglior Parco italiano ad aver adottato sistemi di prevenzione a medio e lungo termine.

La ESRI Italia, azienda specializzata in soluzioni geospaziali e in sistemi informativi geografici, ha proposto per il futuro di controllare attraverso sistemi di geolocalizzazione gli spostamenti dei daini al fine di gestire la pianificazione del territorio e di interagire con la viabilità.

Edgar Meyer e Susanna Mazzeschi illustrando tutte le varie alternative possibili non cruente al contenimento dei daini, hanno chiesto al Presidente Ricciardi l’apertura di un tavolo tecnico permanente con il Parco del Circeo perché anche le associazioni ambientaliste e animaliste possano essere con i loro suggerimenti di aiuto e supporto nella salvaguardia anche futura del prezioso ecosistema del territorio.

“Le alternative agli abbattimenti ci sono”, ha sottolineato Meyer. “Dalle esperienze del progetto Life strade, attuato in 3 Regioni e 5 province italiane per la mitigazione dei rischi di incidenti stradali tra animali selvatici e auto ai trasferimenti dei daini in eccesso in parchi faunistici e tante altre realtà che ne hanno fatto richiesta, dalla sterilizzazione chirurgica dei daini a quella farmacologica mediante vaccini immunocontraccettivi, attuata con successo negli Usa. Il Parco Nazionale del Circeo ha l’opportunità”, ha concluso Meyer, “di diventare un modello per tutta Italia e l’Europa, di controllo demografico non cruento della popolazione dei daini e di aprire nuove strade nel corretto rapporto uomo – altri animali”

 

 

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Rif. Gaia Animali & Ambiente OdV – www.gaiaitalia.it

«COLLEGATO AMBIENTALE, INTERGRUPPO PARLAMENTARE: “PENE SEVERE PER CHI UCCIDE ANIMALI PROTETTI”»

06 Febbraio 2020 – «Elevare da contravvenzione a delitto e punire con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 5 a 100 mila euro la fattispecie di uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione etc. di esemplari di specie animali protette dalla normativa internazionale, europea e nazionale. E introdurre, in attesa di nuove regole comunitarie per contribuire alla tutela degli elefanti, il divieto di importazione, commercializzazione e riesportazione dell’avorio non lavorato. Sono due importanti innovazioni che l’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali – riunito ieri pomeriggio sotto la presidenza dell’on. Michela Vittoria Brambilla, Fi – auspica di trovare, o comunque si propone di inserire, nel collegato ambientale alla cui definizione il governo sta lavorando.

“Appoggiamo la richiesta, già avanzata dalle associazioni protezionistiche – spiega l’on. Brambilla – di introdurre sanzioni più severe per il bracconaggio come previsto dal Piano d’azione per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, già approvato nel 2017 dalla conferenza Stato-Regioni, anzi, chiediamo che siano inasprite le pene a carico di chi commette reati a danno di qualunque specie protetta. È ora di punire seriamente chi commette crimini contro la natura. Oggi è impensabile che rischi solo qualche mese d’arresto o una modesta ammenda chi abbatte o cattura animali protetti: siamo di fronte ad un reato ben più grave che non per caso vorremmo collocare tra i delitti contro l’ambiente, dopo l’articolo 542-quater – “Disastro ambientale”, equiparando la pena a quella prevista per l’inquinamento ambientale”. Conferma Loredana De Petris (Leu), presidente del gruppo misto in Senato: “il collegato ambiente è la sede più corretta per inserire una riforma di questa portata, attesa da decenni e non più rinviabile”. Nella stessa direzione promettono il massimo impegno la sen. Loredana Russo (5s), la sen. Monica Cirinnà e l’on. Paola Frassinetti (Fdi).

“Quanto alla norma sull’avorio non lavorato – aggiunge l’on. Brambilla – darebbe un rilevante segnale politico ai partner europei anticipando in parte una stretta sul mercato continentale dell’avorio indispensabile per tutelare l’elefante africano e quello asiatico. In Africa, dove ne sono rimasti circa 400 mila, ogni anno 20 mila elefanti perdono la vita sotto il fuoco dei bracconieri. E ricordiamoci che, secondo l’European investigation agency, tra il 2010 e il 2015 l’Italia figurava come il secondo più grande esportatore di avorio verso la Cina e Hong Kong dopo la Gran Bretagna. La Gran Bretagna però ha introdotto una normativa tra le più restrittive al mondo”.

L’intergruppo, di cui fanno parte circa quaranta parlamentari di tutti gli schieramenti politici, condivide l’auspicio che l’Unione europea chiuda prima possibile il mercato dell’avorio e invita il governo a sostenere questa posizione nelle sedi opportune. È quanto chiedono anche i cittadini di 15 Stati membri, secondo l’indagine del Fondo internazionale per il benessere animale (IFAW). Gli europei, e gli italiani, vogliono gli elefanti vivi, non soprammobili d’avorio in salotto.»

 

 

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Ufficio Stampa On. Michela Vittoria Brambilla

«CACCIA, ON. BRAMBILLA: “ANCORA UNA STRAGE NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI, GOVERNO E PARLAMENTO APPROVINO LE MIE PROPOSTE PER ARGINARE QUESTA BARBARA PRATICA”»

02.02.2020 – «“Ancora decine di vittime umane, milioni di animali uccisi e la solita aggressione al patrimonio naturale, che è di tutti: il prezzo da pagare per il lassismo sulla caccia è diventato semplicemente inaccettabile. Le autorità prendano atto della volontà della stragrande maggioranza degli italiani e pongano finalmente serie limitazioni alla caccia, in attesa di abolirla del tutto”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, commentando i dati dell’Associazione Vittime della Caccia che ha diffuso questa mattina (02 Febbraio 2020 – nda) il rapporto finale sulla stagione 2019-2020.

In tutto, nel solo ambito venatorio, sono state ben 76 le vittime, di cui 20 morti e 48 feriti cacciatori, oltre a 8 feriti non cacciatori. Dati che vedono una crescita rispetto all’ultima stagione (2018-2019) quando il totale in ambito venatorio si fermava a 63 vittime, di cui 13 morti e 50 feriti (due minori). “La stagione venatoria – prosegue l’on. Brambilla – si è chiusa con il consueto tributo di sangue. Il numero delle vittime umane, variabile per fattori puramente casuali, è la salda, incrollabile dimostrazione della pericolosità di un’attività (anacronistica, ma ancora lecita) che comporta l’uso delle armi e quindi richiede restrizioni molto più severe, finché, finalmente, non sarà vietata. Il primato della pericolosità va alla caccia del cinghiale “in braccata”, all’origine delle maggior parte degli incidenti, che andrebbe proibita immediatamente”.

“Perché la strage non si ripeta nella stagione 2020-2021 – prosegue l’on. Brambilla – chiedo inoltre al Parlamento di esaminare con urgenza le proposte di legge che ho depositato in questa legislatura. La prima riguarda il divieto di cacciare il sabato e la domenica, per tutelare chi nei boschi e nelle campagne va per godersi la natura e non per distruggerla. Serve inoltre raddoppiare le distanze di sicurezza da possibili bersagli come case, strade, ferrovie, mezzi agricoli o animali domestici che oggi variano secondo i casi da 50 a 150 metri. Vanno inoltre irrigidite le procedure e i controlli per le licenze a uso sportivo o venatorio che oggi valgono cinque anni e il certificato medico di idoneità è necessario solo al momento del rinnovo. Troppo poco, soprattutto perché la maggior parte dei cacciatori ha un’età compresa tra 65 e 78 anni: sulla loro perizia nell’uso delle armi è lecito più di qualche dubbio. Infine serve l’istituzione dell’omicidio venatorio: chi spara nelle campagne e nei boschi e colpisce una persona dev’essere punito più severamente di chi commette un “normale” omicidio colposo, proprio perché il cacciatore maneggia legittimamente un’arma letale. La pena dovrebbe essere commisurata a quella dell’omicidio stradale che prevede da due e sette anni di reclusione”.»

 

On.Brambilla-Leidaa

On.Brambilla-Leidaa

 

 

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Ufficio Stampa On. Michela Vittoria Brambilla